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Sintomatologia d’esordio
Come detto, la fenomenica clinica dei pazienti si presenta sulle prime piuttosto eterogenea: l’esordio è usualmente fobico-ansioso, ma può essere indifferentemente ossessivo o depressivo.
Esordio fobico-ansioso.
In questo caso – il più comune – il paziente riferisce già al primo colloquio di aver avuto uno o più “attacchi di panico”; in tale denominazione, di cui sembra avere un’idea precisa, vien fatta rientrare una gamma di sintomi ansiosi gravi che comprendono l’attacco di panico propriamente detto, l’ansia acuta, vari fenomeni d’angoscia isteriformi. La componente propriamente fobica, se presente, è di tipo agorafobico (non è mai una fobia d’oggetto, anche se possono essere marginalmente presenti piccole fobie specifiche) e genera imponenti condotte di evitamento, soprattutto nella forma di una dipendenza protettiva da figure di riferimento.
Esordio ossessivo.
In una percentuale minore di casi, l’esordio ha caratteri recisamente ossessivi, nei quali l’aspetto ossessivo predomina nettamente su quello compulsivo (che anzi può addirittura mancare); il paziente è bloccato dall’angoscia e da una potentissima ideazione di contrasto. Anche in questo caso si sviluppa una forma di dipendenza dalle figure di riferimento, più grave ancora della situazione precedente per l’incapacità di portare a termine le normali attività della vita quotidiana.
Esordio depressivo.
Altra possibilità è lo sviluppo velocemente ingravescente di una depressione insidiosa, sostanzialmente priva di elementi psicotici, caratterizzata da progressivo “raffreddamento” degli investimenti libidici, autosvalutazione, crisi di pianto, alterazioni vegetative (sonno, alimentazione etc.). Il paziente giunge all’osservazione medica quando ritenga di essere divenuto incompetente nelle proprie minime funzioni quotidiane.
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