Covid e Igiene Mentale

12 Agosto 2021Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Parliamo di Covid e Salute Mentale (visto che se ne parla molto, ma se ne dice, in realtà, poco). Come sempre con le inevitabili approssimazioni di un thread su Twitter.

Mi riferisco qui alle implicazioni su larga scala: non quindi agli effetti diretti del Covid sul SNC ma solo a quelli indiretti dovuti alle situazioni quotidiane, sociali, psicologiche, antropologiche, mediatiche cui siamo tutti più o meno sottoposti.

È difficile avere numeri esatti (anche se qualcosa arriva), ma ci interessa poco la contabilità: la generale percezione è che la pandemia abbia aumentato il “bilancio netto”, per dirla brutalmente, di molte manifestazioni psicopatologiche (nota a margine: parlo di “bilancio netto” perché l’isolamento sociale, il telelavoro etc. hanno prodotto in un numero rilevante di persone una condizione di maggiore benessere, il che dovrebbe farci anche riflettere – ma è altro tema e non divago).

Annosa questione è la mancanza di risorse per la psichiatria territoriale: in termini economici, di personale, ma soprattutto di tipologia di risposta, essendo la psicoterapia gravemente sottorappresentata rispetto alle attuali necessità. Questo ragionamento, seppur corretto, lavora però su un piano di intervento terapeutico, mentre il termine forse un po’ desueto di “Igiene Mentale” prevede come non meno importanti gli aspetti di prevenzione (non solo secondaria e terziaria: anche primaria).

Prevenzione “primaria” vuol dire lavorare su un ambiente per eliminare i fattori di rischio prima che essi possano incidere sullo sviluppo di una malattia (molto sinteticamente: quella secondaria è la diagnosi precoce e quella terziaria è la riabilitazione).

Ora, mentre per le altre due si lavora su un individuo, per la prima si lavora su un ambiente e in assenza di una malattia. È un lavoro di previsione, un gioco di anticipo.

In medicina generale gli effetti sono misurabili (es: lotta al fumo → cancro al polmone). In psichiatria invece tutto è più fumoso, soprattutto quando dalla sfera francamente patologica ci spostiamo verso quella psicopatologia della vita quotidiana di stampo più nevrotico che riguarda molta più gente e che ha costi sociali elevati ma sommersi.

Il che ci porta a domandarci: come intervenire psichiatricamente, allora?

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Vita nella (e dalla) stagnazione

25 Maggio 2020Articoli, 🇮🇹 Italiano

La quarantena ci ha esposto a un’esperienza inusuale, difficile da definire, in cui i concetti di normalità e di anormalità si confondono improvvisamente. Degli ultimi due mesi ciascuno ha probabilmente un ricordo diverso: per alcuni — lavoratori “essenziali” — sono state giornate intense e stressanti; per altri, di malattia o di lutto; la maggior parte del Paese ha vissuto però in una condizione di sospensione, di attesa, per certi versi di reclusione, dai tratti surreali.

Mentre strade e piazze riprendono ad animarsi per l’auspicata “ripartenza”, può rivelarsi salutare rielaborare l’esperienza di questa forzata e necessaria reclusione domestica da tutti accettata nella speranza di mettersi al riparo da una tempesta invisibile la cui forza era rappresentata solo da grafici, elenchi, bollettini: comunicazioni fredde di un pericolo — per chi non l’abbia affrontato in prima persona — astratto e impalpabile.

Il “dentro casa”, spazio tradizionalmente destinato al riposo e alla famiglia, si è trasformato in luogo totale, esclusivo, scompaginando i nostri equilibri con l’esterno ma soprattutto con l’interno. Molti di noi, soprattutto i più “estroversi” (giacché per gli “introversi” la quarantena è stata una condizione quasi di grazia), si sono trovati inaspettatamente a confronto con una dimensione immobile, bloccata, con un panorama che da amichevole diventa inaspettatamente ostile.

Questa condizione è definibile solo “per sottrazione”, in virtù di ciò che manca, della libertà persa, della disponibilità perduta. Esaurito il brivido del telelavoro in pantaloni corti o di spericolati esercizi di panificazione casalinga, si fa via via largo la noia. E se già non fosse abbastanza fastidioso questo sentimento, occorre anche subire consigli (e rimproveri) sulla mancata capacità di stare con se stessi, di approfittare per migliorare la propria cultura, di trovarsi degli hobbies. In buona sostanza di fare qualcosa e non rompere troppo le scatole. (altro…)