Per gli studenti

30 Luglio 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Studenti o giovani psicologi/psichiatri? (terzo thread supplementare, conclusivo ma non esaustivo dopo il n. 2). Benvenuti all’inferno. Se siete fortunati, avete già incontrato almeno 10 persone che vi hanno rivelato la Verità. Peccato che siano 10 Verità diverse fra loro (se vi ha detto male invece pensate che ci sia una sola Verità).

“Di che orientamento sei?” è la domanda più stupida che vi faranno. Partite da un percorso di formazione, costruite le vostre basi, ma poi leggete tutto il resto, curiosate, contaminate, sovrapponete, siate capaci di scivolare da una cornice teorica all’altra se il caso lo richiede. Ci sono pazienti che vanno trattati freudianamente, altri che vanno trattati junghianamente, altri ancora per cui occorre un approccio sistemico-relazionale, quelli che hanno bisogno di una terapia cognitiva e quelli cui serve solo la pillola. Le teorie della mente vanno trattate come metafore: tutte un po’ vere, tutte un po’ false. Sono solo modelli. Fatevi il vostro e integratelo continuamente con l’esperienza, con le letture, con il confronto coi colleghi.

Poi: (altro…)

Come (e se) scegliere un terapeuta

28 Luglio 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Se state male cercate aiuto. Forse non è il momento, forse non siete alla frutta, forse ce la fate da soli. Ok. Ma non escludetelo dal vostro orizzonte: se arriverà il momento sarete preparati. E no, l’amico che vi ascolta ogni sera non è un’alternativa valida a una terapia.

  1. Cercate la persona giusta: non guardate il blasone, non cercate il luminare, non date troppa retta all’orientamento, non mettete preclusioni pregiudiziali.
  2. Quel che conta è il colloquio: vi sentite in buone mani? Avete fiducia? Vi sentite ascoltati? Ok. No? cambiate aria. La cura, al di là della pillola, dell’approccio, della cornice teorica, avviene sempre attraverso la relazione.
  3. La persona giusta per voi potrebbe non essere la persona giusta per un altro. E viceversa. Perdete tempo all’inizio, fate più di un colloquio se non siete convinti. Meglio perdere un mese all’inizio che fare un anno di terapia buttato al vento.
  4. Avete cominciato, ma qualcosa non vi convince. Ditelo al vostro terapeuta: è tutto materiale di lavoro. Ditegli che vi sta sul cazzo, che non lo sopportate quando sbadiglia, che non lo capite, che sentite che non state andando da nessuna parte. Se è un bravo terapeuta, saprà cosa rispondervi. Se si offende, forse non lo è.
  5. Abbiate anche pazienza, però: a volte si peggiora prima di migliorare. A volte le cose escono fuori tutte insieme, a volte per un anno sembra che non succeda nulla. Invece succede. Nessuna seduta è uguale alla precedente, anche se dite esattamente le stesse cose. E come i problemi dei matrimoni si affrontano nel matrimonio, i problemi della terapia si affrontano in terapia.
  6. Nulla di quel che pensate è banale, nulla è noioso. Dite tutto quello che vi passa per la testa. Se pensate sia banale, forse è MOLTO importante. Nella mia esperienza, la forma di censura più frequente non è ciò che imbarazza ma ciò che si ritiene “inutile da dire”.
  7. Internet dice solo cazzate. Se dite al vostro analista “ho letto su Internet che…” e lui prende un grosso bastone nodoso, ha ragione. Idem (per lo più) la TV. La credibilità di un terapeuta è inversamente proporzionale alla sua voglia di apparire in TV.
  8. La psichiatria è un mondo di incertezze. Non cercate l’etichetta, non vi fissate sulla diagnosi. La fobia è uguale per tutti, ma ogni persona fobica è diversa dall’altra e si cura la persona, non la fobia.
  9. Bruciate i bugiardini. Se avete dubbi, chiedete al medico. E dite TUTTO quello che state prendendo e TUTTI i disturbi somatici che avete, in particolare se riguardano prostata, occhi, apparati digerente, cardiocircolatorio e respiratorio.
  10. Chiedere la ricevuta non è un crimine… Veramente non ci sarebbe bisogno nemmeno di chiedere…
  11. Se non avete soldi, rivolgetevi al DSM di zona; se avete un’università nei dintorni, probabilmente c’è anche un ambulatorio pubblico universitario extraterritoriale (non legato quindi alla zona di residenza). Possono essere soluzioni ragionevoli.
  12. Molte scuole psicoanalitiche hanno anche dei centri di ascolto e smistamento con parcelle calmierate: i terapeuti spesso sono giovani ma non per questo la qualità del loro lavoro è inferiore (anzi, spesso sono in supervisione quindi doppia sicurezza). Ecco i siti delle principali scuole di psicologia analitica e psicoanalisi italiane: AIPACIPASPI

E se volete farvi due risate, pare sia tornato disponibile l’esilarante “Come scegliere il vostro psicoanalista” di Salvatore dell’Io (Cortina 1996).

Un gioiellino.


Thread originale

Salute o salute mentale?

25 Luglio 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Thread lungo, spero utile a chiarire alcune cose importanti. Sarò, come sempre su Twitter, intenzionalmente approssimativo per motivi di sintesi e di chiarezza.

In tutti i libri (seri) di filosofia della medicina o di nosografia c’è un capitolo a parte dedicato alla psichiatria. Perché? Perché la psichiatria ha a che fare con malattie dai confini incerti e privi di corrispondenza con una “lesione macroscopica”. La psichiatria è la situazione-limite di un problema più generale (cos’è la salute, cos’è la malattia), che però negli altri ambiti della medicina può essere gestito con una certa approssimazione senza troppi problemi.

Invece, paradossalmente, appena il disturbo diventa “spiegabile” esce dal dominio della psichiatria. Perdita dei freni inibitori per tumore frontale? Neurologo. Farfugliamento, umore disforico, scarsa concentrazione? Non dovevate prendere la terza birra.

Esistono disturbi di vario genere e di varia entità che si configurano come “malattie” psichiatriche. Le più celebri sono le psicosi (schizofrenia, paranoia, mania, depressione endogena etc.). Ma oggi non parlerò di queste. Esiste poi tutta una serie di condizioni in cui la demarcazione fra “sano” e “malato” può essere meno evidente. Se mi lavo le mani cento volte al giorno, probabilmente ho un disturbo ossessivo. Ma dieci? o una volta ogni due settimane? Se non esco mai di casa per paura delle siringhe probabilmente ho un disturbo fobico. Ma se mi dà solo fastidio l’idea? O se non esco per gli scippi, ed effettivamente nella mia zona ce ne sono molti?

Chi decide? Qual è la soglia? (altro…)

Il problema del cospirazionismo estremo

14 Luglio 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Come è possibile che QAnon sia arrivato in Italia? O, più in generale, com’è possibile che notizie ridicolmente false vengano recepite acriticamente e condivise da un numero così importante di persone?

Anche se leggendo la frase “Amazon vende i bambini camuffati da piumini” viene facile la battuta “chiamate lo psichiatra”, la questione in realtà è terribilmente complessa. Queste persone sono “normali”? Ecco, più sì che no. Qui è il problema.

Il “delirio” è un tema complicatissimo che non posso spiegare in pochi tweet. Riduciamo all’osso. Perché si possa parlare di delirio occorrono tre criteri:

  1. certezza incrollabile
  2. non credibilità
  3. autoreferenzialità

CERTEZZA: nonostante ogni evidenza, ogni spiegazione alternativa, ogni invito al dubbio, le posizioni rimangono immobili. Al contrario, ogni ragionamento viene guidato verso la verifica dell’ipotesi di partenza (anche questo tipico del delirante). (altro…)