Vita nella (e dalla) stagnazione

25 Maggio 2020Articoli, 🇮🇹 Italiano

La quarantena ci ha esposto a un’esperienza inusuale, difficile da definire, in cui i concetti di normalità e di anormalità si confondono improvvisamente. Degli ultimi due mesi ciascuno ha probabilmente un ricordo diverso: per alcuni — lavoratori “essenziali” — sono state giornate intense e stressanti; per altri, di malattia o di lutto; la maggior parte del Paese ha vissuto però in una condizione di sospensione, di attesa, per certi versi di reclusione, dai tratti surreali.

Mentre strade e piazze riprendono ad animarsi per l’auspicata “ripartenza”, può rivelarsi salutare rielaborare l’esperienza di questa forzata e necessaria reclusione domestica da tutti accettata nella speranza di mettersi al riparo da una tempesta invisibile la cui forza era rappresentata solo da grafici, elenchi, bollettini: comunicazioni fredde di un pericolo — per chi non l’abbia affrontato in prima persona — astratto e impalpabile.

Il “dentro casa”, spazio tradizionalmente destinato al riposo e alla famiglia, si è trasformato in luogo totale, esclusivo, scompaginando i nostri equilibri con l’esterno ma soprattutto con l’interno. Molti di noi, soprattutto i più “estroversi” (giacché per gli “introversi” la quarantena è stata una condizione quasi di grazia), si sono trovati inaspettatamente a confronto con una dimensione immobile, bloccata, con un panorama che da amichevole diventa inaspettatamente ostile.

Questa condizione è definibile solo “per sottrazione”, in virtù di ciò che manca, della libertà persa, della disponibilità perduta. Esaurito il brivido del telelavoro in pantaloni corti o di spericolati esercizi di panificazione casalinga, si fa via via largo la noia. E se già non fosse abbastanza fastidioso questo sentimento, occorre anche subire consigli (e rimproveri) sulla mancata capacità di stare con se stessi, di approfittare per migliorare la propria cultura, di trovarsi degli hobbies. In buona sostanza di fare qualcosa e non rompere troppo le scatole. (altro…)

Diritto di cronaca

1 Maggio 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Il 1 maggio 1994 muore Ayrton Senna. Angelo Orsi è il fotografo di Autosprint presente in quel punto del tracciato. Accorre, scatta a ripetizione, automaticamente: foto dei rottami, dei soccorsi, dell’amico ferito.

Fra gli scatti ce n’è anche uno – che sarà l’unica foto al mondo del genere – che mostra i veri segni del colpo.

I rullini arrivano in redazione, vengono sviluppati subito, le immagini stanno per andare in stampa.

Orsi chiama per far togliere quella foto dal mucchio.

La foto viene trovata e portata a Carlo Cavicchi, il direttore, che la mette in cassaforte.

Orsi arriva in redazione e, insieme, la distruggono.

Grazie a Orsi e Cavicchi posso continuare a ricordare Senna così.

Ayrton Senna Lotus

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