Scienza e magia

7 Settembre 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Da alcuni commenti al thread di ieri ho la sensazione che si attribuisca alla scienza una funzione magica che non le compete affatto e che appare anzi piuttosto paradossale. Si chiede alla scienza di dare sicurezza.

Ovviamente l’atteggiamento scientifico contribuisce a costruire delle sicurezze, ma sembrano saltare tutti i processi intermedi (fatti di esplorazioni, ipotesi, confronti, errori etc.).

Lo stato di sospensione, di incertezza, genera un horror vacui. E si tende a riempire questo vuoto con l’aspettativa di una risposta automatica, certa, immediata e totalizzante a una propria ansia che giunga da un “dato” ultimo, semplice, discreto. Si delega a un immaginario algoritmo (chiuso in una black box di cui non ci interessa il contenuto) il compito di dire: “fai questa cosa e non ti succederà niente”.

Questa modalità, a dire il vero, ricorda anche certi bizantinismi burocratici.

In Verità in Verità vi dico, state a un metro gli uni dagli altri e sarete salvi.

A 95 centimetri c’è la Gehenna, a 101 l’Immunità Eterna.

La scienza ha il dovere di cercare la precisione in un mondo che rimane però molto imprevedibile. Quanto più resistiamo a questo semplice dato di fatto, tanto più rischiamo di trasformare la (giusta e proporzionata) fiducia nella scienza in una fede cieca. La differenza tra fede e fiducia è quella che passa tra la ragionevole e sostenibile adozione di misure igieniche e gli isterismi di segno opposto:

  • ho la mascherina = sono invulnerabile
  • sei a meno di un metro da me = vuoi uccidermi

Calma e buon senso, please.


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Il virus e gli intellettuali

10 Giugno 2020Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

Di questa pandemia, mi preoccupa poco l’orda di stupidi che pensa che il COVID sia un complotto dei marziani per controllare l’economia col 5G. Sono più allarmato dall’atteggiamento degli “intellettuali”.

Con “intellettuale” intendo quelle persone che, dotate di competenze e – si spera – di sufficienti strumenti intellettivi, dovrebbero spiegare e possibilmente aiutare a governare certi processi storici. Istituzionalmente o, nel loro piccolo, come cittadini. Gli scambi più frustranti – quasi angoscianti – li ho avuti con questi ultimi. La cosa non mi lascia affatto tranquillo. Non mi piace quello che vedo:

  1. Non si conferiscono patenti di attendibilità sulla sola base di indici o titoli. Non tutto è sempre misurabile.
  2. Non si può ridurre l’interpretazione di un evento complesso alla sola disciplina che si conosce e ai suoi strumenti. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio…”
  3. Più si sa, più ci si dovrebbe render conto di non sapere.
  4. Sono scandalizzato dalla difficoltà di alcuni a definire i termini di una discussione prima ancora del suo contenuto, a capire un’affermazione prima di criticarla, a dimostrare un argomento senza cadere nei punti 1-2-3.
  5. In un mondo scientifico così polarizzato verso la specializzazione, non serve solo la competenza nel proprio ramo: serve la capacità di recuperare visioni sintetiche, d’insieme. E questo non è più possibile senza interdisciplinarietà o almeno elasticità mentale.
  6. Il bisogno compulsivo di riportare un fenomeno a un insieme circoscritto di cause semplici senza la capacità di dire “non lo so”.
  7. L’incapacità di gestire l’incompletezza dei dati e, come soluzione, la decisione di di ignorarla ricorrendo a semplificazioni inaccettabili.
  8. Il disprezzo per l’intelligenza umana nel suo senso più nobile, ovvero quello di subentrare a tale incompletezza con intuizione, capacità associativa, anche arbitrio, per prendere decisioni ponderate e responsabili laddove i fatti non siano da soli sufficienti a dare certezze.
  9. L’incapacità quindi di governare fenomeni di cui sfugge la portata perché non si ha il coraggio di dire: “non sapendo che succede, questa è la cosa migliore che possiamo fare” (e affrontare la critica di chi poi sosterrà che si doveva fare altrimenti).

Non mi sorprende a questo punto la risposta molto deludente dell’apparato, della tecnostruttura, dell’accademia, degli organismi internazionali – tutte istanze da cui mi aspettavo qualcosa di più rispetto alla politica.

Il mondo “intellettuale” non sta dando, insomma, un grande esempio. Inutile discutere su cosa pensiamo, se non siamo più capaci di pensare.

P. S. – Forse un esamino obbligatorio di filosofia della scienza nelle facoltà scientifiche sarebbe opportuno


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Quando l’io diventa sovrano

29 Giugno 2019Articoli, 🇮🇹 Italiano

Il dibattito intorno ad alcuni temi si è fatto recentemente molto acceso. Le posizioni tradizionali — Dio e Cesare, diritti e doveri, conservatori e progressisti — si trovano sempre più polarizzate l’una contro l’altra. Il conflitto si radicalizza e soffoca gli spazi di dialogo. Che i conflitti possano estremizzarsi non deve certo sorprendere; leggendo la contemporaneità secondo le categorie consuete rischiamo però di trascurare alcuni elementi nuovi.

Da un lato sono venute meno le grandi impalcature ideologiche che davano una forma coesa, orientata, condivisa anche al disagio sociale e al dissenso. Dall’altro, l’influenza dei nuovi media ha dato al singolo individuo uno straordinario (ma totalmente deresponsabilizzato) strumento di amplificazione della propria voce. Oggi si può interloquire (o, meglio, sentire di star interloquendo) direttamente con alti funzionari, celebrità, personalità di ogni genere. Ogni tweet, ogni status, ogni post, in virtù di una possibile viralità, assurge alla dimensione fantastica di un annuncio Urbi et Orbi.

In questo panorama sembra emergere una sorta di insurrezione in tre grandi aree: l’area della politica, ovvero il mondo del fare; l’area della scienza, ovvero il mondo del sapere; l’area della religione, ovvero il mondo del credere. Le popolazioni di queste tre aree di dissenso — non è un caso — presentano larghe sovrapposizioni.

I punti di riferimento di una volta (il rappresentante delle istituzioni, lo scienziato, lo stesso Pontefice) vengono aggrediti con sorprendente virulenza; non già per ciò che sostengono, bensì per ciò che rappresentano: l’esistenza stessa di un’autorevolezza, di un’istanza altra che pone limiti all’espansione sempre più autoreferenziale di un “io” individuale. La cifra inquietante di questo conflitto non è quindi la sua intensità né ha a che fare con le posizioni sostenute. La dialettica non è più fra due collettività: è piuttosto fra l’individuale e il collettivo. (altro…)

Scienza e religione

19 Giugno 2019Twitter threads, 🇮🇹 Italiano

La fede attiene al campo del senso, non della conoscenza delle cause e degli effetti. La conoscenza di fede, se è di fede, non è scientifica – e viceversa. Il meccanismo del credere è solo apparentemente logico-razionale: noi non crediamo a ciò che riteniamo logico, ma a ciò che ci sembra vero (da un punto di vista sensopercettivo) o giusto (da un punto di vista conflittuale). Esempio: il delirio paranoicale è assolutamente logico, verosimile, credibile, formalmente corretto – ma è falso.

La fiducia nella scienza richiede uno sforzo ulteriore rispetto a questo limite. Se la logica fosse veramente la stessa per tutti, tutti saremmo sempre d’accordo su tutto. È facile piegare l’interpretazione delle evidenze per far quadrare una teoria che “ci piace”. Sono il dibattito scientifico, la verifica e l’esposizione alla critica che garantiscono, non la presupposta logicità del procedimento.

Chi cerca di dimostrare la non ragionevolezza della fede (vedi Odifreddi) spesso lo fa con argomentazioni logiche terribilmente fallaci. Innanzitutto perché non comprendono il campo al quale vogliono applicarsi. Per esempio che la fede è irragionevole. Altrettanto vano è il tentativo di dimostrare logicamente la validità della religione, della fede o l’esistenza di Dio (non funzionava per Sant’Anselmo, non funziona nemmeno oggi).

Quanto alla mia esperienza (di persona che lavora proprio con le capacità associative dei pazienti) posso garantire che le capacità associative di credenti e non sono del tutto sovrapponibili: gli stupidi restano stupidi, gli intelligenti intelligenti. Questo non determina la superiorità intellettuale o antropologica di nessuno, né ateo né credente. Sono due atteggiamenti diversi e il problema sorge quando si mescolano in modo improprio: ovvero quando gli scienziati aderiscono fideisticamente a un’idea o quando i credenti vivono una fede intellettuale (entrambe le cose capitano spessissimo).


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Measles, the Internet, and the process of believing

15 Marzo 2014🇬🇧 English

An increase in measles cases in western countries is not recent news: a localized spread of measles has been already reported in the USA and in the UK in the last year. Yesterday though, a similar event received an unprecedent coverage by different kind of sources and, among them, also tech-related websites (Daring Fireball, Gizmodo…); I was surprised to see that these websites thought this was relevant news even if it isn’t strictly their main topic.

The fact is that, this time, the location is NYC. As long as things like this happen among rural and isolated communities or distant countries we are allowed to think that it’s kind of a “local” issue. NYC is instead a high density population area, a crossroad to loads of visitors, tourists, travellers, a city so important both in reality and in our imaginarium that what happens there hits us as it was a global problem. Well, as a matter of fact it is.

The first reaction of online press was to raise a warning about the dangers of measles, the consequences of lack of vaccination both on single people and communities, the lack of evidence in the now common belief that vaccines are dangerous. It’s kind of an “anti-anti-vaccine” campaign and I expect shortly a response in communities supporting the opposite faction to strongly reassess their point. Unfortunately, we will be less aware of this reaction, as many of us are still unaware of the influence these communities have had in the recent years, leading in the end to what we see now.

John Gruber asks:

“Is this anti-vaccination movement just a U.S. thing, or is it spreading in other countries too?”

I can speak for Italy and UK: yes, it’s spreading to other countries too. Specifically about Italy, what really worries me is that the average age of people strongly convinced that vaccines are harmful is relatively low: it’s people having their first child right now or that are going to have one in the next ten years. So, the basis for a measles comeback is already set and strong, but effects will be visible at a later date.

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La libertà e l’attendibilità delle informazioni nell’era del World Wide Web

10 Gennaio 2006Articoli, 🇮🇹 Italiano

Quando a metà degli anni Novanta l’estensione del World Wide Web osservò una crescita esponenziale e si estese in egual misura la base di utenti che vi accedevano, apparve subito piuttosto chiaro che con l’aumento delle informazioni disponibili aumentava di pari passo il problema della loro attendibilità.

Nel 1993, data di uscita di NCSA Mosaic (il capostipite dei browser web), i modem avevano raggiunto velocità di 14.400 bit al secondo e prezzi relativamente accessibili, il che era quanto necessario e sufficiente all’apertura definitiva della Rete al grande pubblico (e al suo mercato). La velocità di connessione, la disponibilità di provider, il numero di utenti si incentivarono reciprocamente: a dicembre di quell’anno si contavano già tremila siti web, che sarebbero diventati mezzo milione nel 1996 per raddoppiare l’anno successivo; non si trattò di una semplice crescita, ma di una vera e propria trasformazione: la Rete da prerogativa dei “tecnici” diventava luogo di incontro elettivo fra gli interessi più disparati.

Molti strumenti di allora sono diventati obsoleti (come Gopher) o rimangono confinati ad utilizzi di nicchia (irc, usenet, l’emulazione di terminale); viceversa, alcune innovazioni prodotte nella Rete sono accessibili, ben più che al veterano, proprio all’utente comune, perché ritagliate su misura sulle sue capacità, sulle sue esigenze, sintonizzate con la sua mentalità. Tim Berners Lee, il padre del World Wide Web, ha aperto il suo weblog solo il 12 dicembre del 2005, concludendo il primo post in questo modo: “Così proverò questa faccenda del blog, usando gli strumenti dei blog. Questo per le persone che sostenevano che dovevo proprio averne uno”1. (altro…)