Studenti o giovani psicologi/psichiatri? (terzo thread supplementare, conclusivo ma non esaustivo dopo il n. 2). Benvenuti all’inferno. Se siete fortunati, avete già incontrato almeno 10 persone che vi hanno rivelato la Verità. Peccato che siano 10 Verità diverse fra loro (se vi ha detto male invece pensate che ci sia una sola Verità).

“Di che orientamento sei?” è la domanda più stupida che vi faranno. Partite da un percorso di formazione, costruite le vostre basi, ma poi leggete tutto il resto, curiosate, contaminate, sovrapponete, siate capaci di scivolare da una cornice teorica all’altra se il caso lo richiede. Ci sono pazienti che vanno trattati freudianamente, altri che vanno trattati junghianamente, altri ancora per cui occorre un approccio sistemico-relazionale, quelli che hanno bisogno di una terapia cognitiva e quelli cui serve solo la pillola. Le teorie della mente vanno trattate come metafore: tutte un po’ vere, tutte un po’ false. Sono solo modelli. Fatevi il vostro e integratelo continuamente con l’esperienza, con le letture, con il confronto coi colleghi.

Poi:

  • Imparate il DSM, poi bruciatelo.
  • Studiate la storia della psichiatria, aiuta a capire perché, come, cosa è la psichiatria moderna (v. dopo).
  • Studiate la psicopatologia classica anche se è démodé.
  • Se trovate uno bravo, stategli dietro. L’esperienza si fa sul campo!
  • Ascoltate il paziente. Fatelo parlare. Prendetevi tutto il tempo necessario. Non fatevi prendere dall’ansia della risposta terapeutica tutta-e-subito. E fate sempre un’anamnesi approfondita: l’anamnesi è mezza diagnosi. Mio padre raccontava sempre agli studenti: “Per la prima mezz’ora avete l’ansia e cercate di capire cos’ha il paziente. Poi fate mentalmente una diagnosi. A quel punto finalmente iniziate ad ascoltarlo” (e, aggiungo io, inizia la visita).
  • Uno dei più importanti strumenti diagnostici è l’introspezione, la percezione dei propri vissuti controtransferali. “Perché questo paziente mi fa sentire così?” è una domanda necessaria per capire non solo se stessi, ma anche cosa ha il paziente. Fate allenamento (è dura).
  • Come disse il matto di una famosa storiella: “Ahò, io so’ matto, mica scemo“. Non dimenticatelo.
  • Non mentite mai. Non fate promesse impossibili. C’è sempre un modo per dire le cose, il nostro lavoro consiste nel trovarlo.
  • Anche se non siete costretti dal vostro corso di studi o dal vostro approccio, fate un percorso personale se non altro per rispondere alla domanda: “Ma perché diavolo ho scelto questo lavoro assurdo?”
  • Se frequentate una struttura, c’è molto da imparare dagli infermieri.
  • Studiate la psicopatologia l’ho detto?
  • Quando non siete davanti a un paziente, non siete uno psichiatra né uno psicologo: siete un coglione come tutti. Non portatevi il ruolo a casa (o al bar): semplicemente NON funziona. Peggio ancora in coppia. Prima imparate questa cosa, meglio è.
  • La vita, quella grazie alla quale capire i vostri pazienti, è fuori dalla porta dello studio o del reparto. Andateci, ogni tanto… E non frequentate troppi colleghi: sono matti e parlano solo di lavoro.
  • Se non siete capaci di autocritica, avete sbagliato strada.

Al di là dell’orientamento, si dovrebbe tutti conoscere:

  • Jaspers K., Psicopatologia Generale
  • Tutto Freud
  • Una buona introduzione a Jung (per esempio Pieri)
  • Segal H., Introduzione all’opera di Melanie Klein

Da avere in biblioteca:

  • Arieti S., Interpretazione della schizofrenia (perché noi italiani siamo fichi, quando non ce ne dimentichiamo)
  • Basaglia F., Conferenza brasiliane (come sopra)
  • Callieri B., Quando vince l’ombra
  • Colucci e Di Vittorio, Franco Basaglia
  • Fromm-Reichmann F., Principi di psicoterapia
  • Galimberti U., Dizionario di Psicologia
  • Schneider K., Psicopatologia clinica
  • Stein, E., L’empatia
  • Watzlawick et al., Change (per chi ha interessi psicoterapeutici)
  • Watzlawick et al., Pragmatica della comunicazione umana
  • Tutto il possibile di Binswanger e Minkowski

Più specificamente di storia:

  • Ellenberger H. F., La scoperta dell’inconscio
  • Gadamer G., Il movimento fenomenologico
  • Galimberti U., Psichiatria e fenomenologia
  • Gaston A., Genealogia dell’Alienazione
  • Gay P., Freud
  • Noll R., Jung – Il profeta ariano (soprattutto per gli junghiani…)
  • Roazen P., Fratello animale (soprattutto per i freudiani…)
  • Zilboorg e Henry, Storia della psichiatria

e ovviamente:

  • Salvatore dell’Io, Come scegliere il vostro psicoanalista

Una divertente ma valida scorciatoia per Jung è “Introducing Jung: A Graphic Guide” (sì, a fumetti!). Leggete tanto, tutto, anche cose poco ortodosse, c’è sempre un concetto, un’idea, uno spunto che può essere utile. E leggete anche altro.

In bocca al lupo e buon lavoro!


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