Sezione A (Le Regole)
- Se per definire l’argomento della discussione servono più di tre tweet, inutile proseguire la discussione.
- Se viene presupposta la mia posizione dalla cattiva interpretazione di una mia affermazione – e si continua nonostante la mia richiesta di rileggere – inutile proseguire la discussione.
- Se faccio una domanda è per conoscere la risposta, non per affermare implicitamente un fatto.
- Se mi vengono attribuiti pensieri che non ho espresso, inutile proseguire la discussione.
- Se faccio una domanda potrei o potrei non sapere la risposta: la faccio per conoscere quella dell’interlocutore con cui potrei o potrei non essere in disaccordo.
- Una domanda può essere la prima di una serie, ma non farò le successive se non viene data risposta alle precedenti.
- Offese personali o dileggio comportano il silenziamento.
- Se pure maleducati, il blocco.
- Retweet per discussione ok, ma retweet per esposizione a orde di troll comporta il blocco.
- Se per fondare un argomento ne ripetete solo l’ipotesi di partenza fino alla noia, inutile proseguire la discussione.
- Idem se lo fate in modo via via più aggressivo.
- Idem se dite la stessa cosa con altre parole.
- Idem se “lo ha detto questo o quell’altro”.
- Idem se ripetete “è evidente”.
- In sintesi argomentare e ribadire sono due cose diverse.
- Se cambiate argomento quando si discute un punto, inutile proseguire la discussione.
- Non mi impressionano titoli, medaglie, certificati, indici o l’esperienza diretta di vostro cugino (vedi Sezione B).
- Chiunque può dire qualunque cosa, basta che se ne prenda la responsabilità.
- Chi cambia idea diventa mio amico. Chi fa cambiare idea a me diventa un mio grande amico.
Sezione B (L’Etica)
- Chiunque ha la libertà di parlare di qualunque cosa. Nessuno ha il diritto di dire: “Tu non puoi parlare di questo”.
- Nessuno è esente dall’argomentare la propria posizione. È libero di non farlo, ma in tal caso si appella al principio della fiducia, non a quello dell’autorità.
- Il linguaggio è materia complessa: discutere per ore sulla base di cattive interpretazioni del linguaggio altrui è una grossa perdita di tempo.
- Ne discende che al parlante è richiesto uno sforzo di chiarezza, all’ascoltante uno sforzo di comprensione.
- “On the Internet, nobody knows you’re a dog“.
- Sì, sì, li abbiamo letti tutti gli schemini sulle logical fallacies e sui cognitive biases.
- L’augurio di morte o malattia (non solo a me: a chiunque) comporta il blocco immediato.
Sezione C (La Pratica)
- Non ricevo notifiche da account che abbiano anche una sola di queste caratteristiche (Quindi se non rispondo quasi sicuramente è perché non vi ho visto):
- Account appena aperti
- Account senza foto di profilo
- Account senza indirizzo e-mail verificato
- Su Twitter scrivo come parlo, mi scappa il romanesco, mischio con l’inglese, uso la consecutio a cappero perché Twitter non è una pubblicazione per Adelphi. Non fate i grammar nazi, grazie.
- Se affronto un tema nel dettaglio, ritengo di essere sufficientemente competente per farlo e do per scontato che lo sia l’interlocutore (mi aspetto la stessa cortesia). Se fate con me l’analogia del piccione che gioca a scacchi dovete alzarvi, andare in bagno, mettervi davanti allo specchio e guardare intensamente la vostra immagine per cinque minuti. Poi tirare un respiro profondo e delle conclusioni sulla vostra vita.
- Capita che non sia affatto esperto, ma lo dichiaro senza nessun problema. Siamo su Twitter, non al Convegno “Come salverò il mondo con i miei tweet”. Relax.
- Salvo rare eccezioni, non commento le azioni di singoli colleghi in particolar modo quando il commento mi costringerebbe a violare il codice di deontologia professionale.
- Like ≠ endorsement.