Sezione A (Le Regole)

  1. Se per definire l’argomento della discussione servono più di tre tweet, inutile proseguire la discussione.
  2. Se viene presupposta la mia posizione dalla cattiva interpretazione di una mia affermazione – e si continua nonostante la mia richiesta di rileggere – inutile proseguire la discussione.
  3. Se faccio una domanda è per conoscere la risposta, non per affermare implicitamente un fatto.
    1. Se mi vengono attribuiti pensieri che non ho espresso, inutile proseguire la discussione.
    2. Se faccio una domanda potrei o potrei non sapere la risposta: la faccio per conoscere quella dell’interlocutore con cui potrei o potrei non essere in disaccordo.
    3. Una domanda può essere la prima di una serie, ma non farò le successive se non viene data risposta alle precedenti.
  4. Offese personali o dileggio comportano il silenziamento.
    1. Se pure maleducati, il blocco.
  5. Retweet per discussione ok, ma retweet per esposizione a orde di troll comporta il blocco.
  6. Se per fondare un argomento ne ripetete solo l’ipotesi di partenza fino alla noia, inutile proseguire la discussione.
    1. Idem se lo fate in modo via via più aggressivo.
    2. Idem se dite la stessa cosa con altre parole.
    3. Idem se “lo ha detto questo o quell’altro”.
    4. Idem se ripetete “è evidente”.
    5. In sintesi argomentare e ribadire sono due cose diverse.
  7. Se cambiate argomento quando si discute un punto, inutile proseguire la discussione.
  8. Non mi impressionano titoli, medaglie, certificati, indici o l’esperienza diretta di vostro cugino (vedi Sezione B).
  9. Chiunque può dire qualunque cosa, basta che se ne prenda la responsabilità.
  10. Chi cambia idea diventa mio amico. Chi fa cambiare idea a me diventa un mio grande amico.

Sezione B (L'Etica)

  1. Chiunque ha la libertà di parlare di qualunque cosa. Nessuno ha il diritto di dire: “Tu non puoi parlare di questo”.
  2. Nessuno è esente dall’argomentare la propria posizione. È libero di non farlo, ma in tal caso si appella al principio della fiducia, non a quello dell’autorità.
  3. Il linguaggio è materia complessa: discutere per ore sulla base di cattive interpretazioni del linguaggio altrui è una grossa perdita di tempo.
    1. Ne discende che al parlante è richiesto uno sforzo di chiarezza, all’ascoltante uno sforzo di comprensione.
  4. On the Internet, nobody knows you’re a dog“.
  5. Sì, sì, li abbiamo letti tutti gli schemini sulle logical fallacies e sui cognitive biases.
  6. L’augurio di morte o malattia (non solo a me: a chiunque) comporta il blocco immediato.

Sezione C (La Pratica)

  1. Non ricevo notifiche da account che abbiano anche una sola di queste caratteristiche (Quindi se non rispondo quasi sicuramente è perché non vi ho visto):
    1. Account appena aperti
    2. Account senza foto di profilo
    3. Account senza indirizzo e-mail verificato
  2. Su Twitter scrivo come parlo, mi scappa il romanesco, mischio con l’inglese, uso la consecutio a cappero perché Twitter non è una pubblicazione per Adelphi. Non fate i grammar nazi, grazie.
  3. Se affronto un tema nel dettaglio, ritengo di essere sufficientemente competente per farlo e do per scontato che lo sia l’interlocutore (mi aspetto la stessa cortesia). Se fate con me l’analogia del piccione che gioca a scacchi dovete alzarvi, andare in bagno, mettervi davanti allo specchio e guardare intensamente la vostra immagine per cinque minuti. Poi tirare un respiro profondo e delle conclusioni sulla vostra vita.
  4. Capita che non sia affatto esperto, ma lo dichiaro senza nessun problema. Siamo su Twitter, non al Convegno “Come salverò il mondo con i miei tweet”. Relax.
  5. Salvo rare eccezioni, non commento le azioni di singoli colleghi in particolar modo quando il commento mi costringerebbe a violare il codice di deontologia professionale.
  6. Like ≠ endorsement.