Ci sono due pagine di Basaglia che mi tornano in mente spesso in questi giorni. Sembra che non c’entrino nulla, ma solo perché non è immediatamente ovvio quello che dicono. Allego e spiego:

Vorrei che mi dicesse cosa vuol dire “tecnica brasiliana”
Non lo so cosa vuol dire “tecnica brasiliana”. È lei che dovrebbe cercare di scoprirla, lavorando e studiando giorno per giorno. Lei non è soddisfatta, e questo va bene perché lei attraverso il suo lavoro può trovare un significato per la sua vita, un’appartenenza al suo paese. Lei ha studiato e probabilmente ha vissuto la sua identificazione nella professione in maniera astorica. Non so se lei sia psicologa, assistente sociale o psichiatra. Comunque, nel periodo degli studi lei ha incorporato elementi “neutri”, per così dire, mentre invece tutti questi elementi, tutti questi saperi, fanno parte di una storia. Lei deve incontrare questi elementi giorno per giorno nel suo lavoro. Mi permetto di parlarle così perché ieri, nel centro di salute, mentre discutevamo, io avevo la sensazione che lì stesse succedendo qualcosa che io non riuscivo a cogliere, e mi sentivo sfiduciato perché non riuscivo a capire la realtà che avevo di fronte. Poi l’ho capita, ma solo quando sono entrato nella storia della creazione di quel centro.

Nel ’79 Basaglia viene invitato in Brasile per un ciclo di incontri (registrati nelle Conferenze brasiliane, che è – a questo punto – il mio consiglio di lettura di oggi). Le poche righe evidenziate valgono da sole tutto il libro. I brasiliani chiedono come si possa “importare” il modello italiano e Basaglia distrugge subito le loro aspettative: non si può.

Anche se permeato dall’esperienza politica di quegli anni, rimane come un zoccolo duro lo spirito del fenomenologo. A livello sociale, come a quello individuale, le soluzioni non sono mai teoriche: devono integrarsi e “comprendere” la realtà in cui operano. In psichiatria non esistono “a priori”, la soggettività del paziente è “irriducibile” a schemi predeterminati.

Perché mi viene in mente adesso? Perché stiamo passando tutti un momento di grande confusione e vedo molte proposte su come affrontarlo. Sono tutte valide (e anzi grazie a chi le propone) – e allo stesso tempo nessuna. Alla fine sta a noi capire cosa può funzionare per noi e come, riconoscendo le nostre specifiche esigenze, accettando le nostre inquietudini come naturali, anche la nostra fatica, e – possibilmente – attivando il nostro spirito creativo.

Questo non vuol dire che sia facile, anzi, tutt’altro. Però è anche l’atteggiamento che ci aiuta a trasformare la crisi in opportunità. When life gives you lemons…


→ Thread originale